Ancora sui lavori per la fognatura ed una lettera ingannevole

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Ancora sui lavori per la fognatura ed una lettera ingannevole

Riceviamo da molti  proprietari richieste di chiarimenti in merito ad una lettera, a loro indirizzata dal gruppo “ Mela-Gravina”.  Premettiamo che tutti esprimono indignazione per il fatto che qualcuno possa avere avuto accesso al loro indirizzo privato e riguardo a  questo  assicuriamo che i nostri  uffici non sono autorizzati  a fornire dati sensibili a chicchessia, nel rispetto assoluto della privacy.

Cerchiamo ora brevemente di esprimere il nostro giudizio sul contenuto della lettera, anche in relazione ai fatti realmente avvenuti ed alla posizione assunta dal presente C.d.A.

La lettera cita la legge 152/2006, che stabilisce le norme in materia di tutela ambientale, e minaccia multe da 6000 a 60.000 euro per le abitazioni non collegate alla rete fognaria, ma con scarichi al suolo. Va precisato che la legge prevede l’obbligo di allaccio alla rete fognaria se la rete esiste, ma quando  la rete non esiste? Tutte queste abitazioni costruite decine di anni fa hanno avuto dal Comune il regolare permesso di costruzione che prevedeva lo scarico delle acque reflue con metodi allora consentiti e pertanto hanno ricevuto il regolare permesso di ABITABILITA’ per tacito assenso. Situazioni analoghe esistono per centinaia di migliaia di abitazioni in Italia, in quei luoghi dove gli impianti di fognatura non sono stati mai eseguiti. Il tentativo di qualche Comune che, invece di provvedere a completare le opere fognarie, ha pensato di comminare le multe ai cittadini, è stato fermato dai Tribunali ( si vedano varie sentenze in proposito). La minaccia delle multe riportata nella lettera ha di conseguenza solo un valore inutilmente ricattatorio. Inoltre l’affermazione che  la nostra iniziativa nasce per riportare in un ambito di legalità i beni di nostra proprietà…….. e che per lei non esiste alcun obbligo di partecipazione…” contrasta con quanto viene detto più avanti e soprattutto con quanto riportato nell’accordo di adesione allegato alla lettera.

Da rimarcare inoltre la grossa menzogna, quando si scrive : ….. “dobbiamo riportarvi che la COMUNITA’, intesa come i componenti del C.d.A. in carica, rispetto alla nostra iniziativa ha assunto una posizione di totale contrarietà…………..Il TAR di Sardegna con ultimo decreto dell’ 11.07.2020  ha rigettato anche l’ultimo ricorso, legittimando così ancora di più…… “

Menzogna, perché è ben  noto a tutti, in quanto ribadito nelle varie assemblee della Comunità, nei molteplici comunicati pubblicati sul sito comunitario e in vari articoli comparsi sui media, che questo CDA  sta  facendo tutto il possibile per risolvere  l' ingarbugliata condizione di Costa Paradiso che, a cinquanta anni dalla sua nascita , è tuttora una lottizzazione non ancora chiusa, contro ogni legge, e che la mancata acquisizione da parte del Comune delle opere primarie esistenti e funzionanti, ha perpetuato una situazione  ai limiti della legalità con  enormi costi di gestione a carico dei proprietari di case. Il presente C.d.A. ha ribadito la sua volontà a risolvere il problema di tutto il comparto idrico-fognario, in svariati incontri con il Comune, con Egas e con Abbanoa, ma le molte promesse del Comune di compiere il primo passo, con l’acquisizione delle opere primarie esistenti, sono sempre state disattese. Il C.d.A. in carica è arrivato  a proporre, per iscritto, una possibile partecipazione ai costi, da parte dei proprietari, facendosi la Comunità carico dell’ampliamento del depuratore. Tutto è rimasto  lettera morta.

Il ricorso al TAR della Comunità non è una opposizione a qualcosa o a qualcuno, ma  la richiesta al Giudice di far eseguire ciò che la legge prescrive, e cioè che il Comune acquisisca alla proprietà pubblica le opere di urbanizzazione esistenti, annullando nel contempo  gli atti illegittimi adottati  col rilascio del permesso a costruire a due società private per la realizzazione del primo stralcio del progetto di ampliamento della fognatura. Tutto ciò al fine di avviare un percorso di legalità secondo quanto previsto dalla normativa che regola il Sistema Idrico Integrato.

L’ordinanza del TAR dell’11.07.2020 non avalla il permesso a costruire, come erroneamente riportato nella lettera, ma dice che….  non sussiste, in concreto, il danno di particolare  gravità che giustifica la concessione  delle misure cautelari monocratiche anteriori alla causa, tenuto conto che  i danni lamentati…”   In sostanza il Giudice NON ha dato nessun giudizio nel merito dei motivi che stanno alla base del ricorso della Comunità né tantomeno si è pronunciato sulla legittimità del permesso a costruire, ma ha  semplicemente respinto la richiesta di misure cautelari per danno ambientale.  La prossima udienza del TAR relativa al ricorso della Comunità  è fissata per il 28 ottobre p.v. e noi tutti speriamo che si arrivi ad una sentenza, che faccia chiarezza sui diritti e sui doveri di tutti.

L’ ACCORDO DI ADESIONE allegato alla lettera merita anch’esso qualche puntualizzazione.

Il permesso a costruire rilasciato dal Comune alla Società Paradiso Costruzioni non si riferisce al totale ampliamento della fognatura, per il quale esiste un preventivo di circa 12 milioni di euro, ma solo ad un tratto della rete fognaria, quotato circa 650 000 euro, cioè un ventesimo del totale. Tuttavia, la Società chiede per gli allacci la enorme somma di 20 euro/mc che invece sono stati calcolati per l’intera opera fognaria, completa di nuovo depuratore, nuove stazioni di sollevamento, sistemi di controllo tecnologicamente avanzati, ecc.La Società chiede anche un pagamento immediato, o in alternativa un pagamento dilazionato con interessi calcolati a partire dall’inizio dei lavori, cioè dal 6 luglio.

Qualsiasi proprietario che riceve questa lettera, prima di apporre la firma di accettazione che lo impegnerebbe per somme notevoli, si dovrà porre alcune, fondamentali  domande:

  1. Con quale autorizzazione la Società Paradiso Costruzioni sta utilizzando il progetto di ampliamento della fognatura (progetto definitivo) di proprietà della Comunità Costa Paradiso?

  2. La Società ha elaborato un valido progetto esecutivo  in regola con le vigenti disposizioni?

  3. Che garanzie mi darebbe la Società a fronte dei miei pagamenti? (Clausola normalissima per qualsiasi contratto per non rischiare i propri soldi!)

  4. Quali sarebbero i tempi di esecuzione, tenuto conto  del collaudo finale sul funzionamento dell’opera e quindi sull’efficenza  del mio allaccio? In pratica, quando potrò chiudere l’attuale fossa biologica e servirmi della fognatura?

  5. Chi farà il nuovo depuratore, senza il quale non è possibile nessun ulteriore allaccio, in quanto il depuratore attuale è saturo? Forse sto pagando per qualcosa di inutile e fine a sé stesso?

  6. Perché devo pagare 20 euro/mc per un’opera che in realtà ne vale un ventesimo? Forse la Società cerca di finanziarsi a spese dei sottoscrittori?

  7. E ultimo, ma primo per importanza: Il TAR il 28 ottobre approverà questa discutibile procedura messa in essere dal Comune? 

Potremmo continuare con altre considerazioni, ma crediamo che quanto detto sia sufficiente per una ragionevole conclusione: TENIAMOCI IN TASCA IL NOSTRO DENARO E ASPETTIAMO IL GIUDIZIO DEL TAR, sperando che finalmente si arrivi a sentenza

Il  Consiglio di Amministrazione della Comunità

Costa Paradiso 11 settembre 2020

2 Comments

  1. Giovanni Gurrieri ha detto:

    Grazie per la nota informativa chiara ed esaustiva, che condivido pienamente.
    Attendiamo il pronunciamento del TAR.
    Buon lavoro.
    Cordiali saluti

  2. Patrizia Chiesa ha detto:

    Solito schifo all’italiana!
    Certo che attendo ottobre, anche perché la mia casa costruita 40 anni fa ha la Licenza di abitabilità e usabilità dunque attendo la costruzione della nuova condotta per potermi adeguare alle normative vigenti.
    Augurandovi buon lavoro, ringrazio dei chiarimenti forniti e porgo i miei saluti.

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