Un viaggio lungo sessant’anni tra progettazione,
passione e senso di comunità.

Nel 1962, mentre ancora circolano cartoline di sughero, i costumi delle donne vengono riprodotti su cartoncini da spedire come applicazioni di velluto, e la baia di Porte Conte e' in bianco e nero con il margine zigrinato, in Sardegna succede qualcosa di clamoroso per l'economia del nord dell'Isola : in un albergo di Olbia il Principe Karim Agakan firma la costituzione del Consorzio della Costa Smeralda. L'anno successivo Pierino Tizzoni, commendatore e non principe, ma italiano, inventa Costa Paradiso. Come tutte le cose importanti, anche la nascita di Costa Paradiso e' accompagnata da qualche storia che non diventerà leggenda ma aiuta a ricordare. Intorno a Tizzoni professionisti e architetti che ricordo bene; e la mitica Pepita che entrando vestita di bianco nella mensa della Foresteria provocava un attimo di sospensione nel chiacchiericcio degli ospiti. Devo fare uno sforzo per non abbondarmi ai ricordi (avevo 16 anni), e rammentarmi che questa e' la storia di Costa Paradiso, non la mia.

 

Nasce una Costa Paradiso tutta da inventare

Costa Paradiso, naturalmente, era tutta da inventare. Il nostro primo tentativo di raggiungerla, nel '64, si arresto' per il deteriorarsi della strada (non ancora litoranea : si fermava a Vignola mare) a Isola Rossa. Tizzoni era allora proprietario di Cappuccini, un'isoletta per poche ville davanti alla Costa Smeralda, e dell'isola rosa di Budelli, "prestata" per un film ad Antonioni. E così Antonioni divenne uno dei primi partecipanti, e i suoi soggiorni con Monica Vitti ed una pittoresca corte contribuirono a creare un po' di risonanza mondana per la nascente Costa Paradiso. La prima necessità fu tracciare una strada che portasse al mare, distante cinque chilometri e mezzo dalla strada pubblica. Ad edificare le prime strutture di servizio (ufficio, foresteria, depositi d'acqua....) lavoro' con abnegazione ripagata dal successo la straordinaria famiglia Pola. Storia che lega indissolubilmente a Costa Paradiso la loro vicenda professionale e quella anche personale di Sebastiano (Zonza) Pola. Quell'avventura imprenditoriale negli anni pionieristici del Turismo in Sardegna aveva naturalmente bisogno del concorso di professionisti, di artigiani, di maestranze. La storia di Costa Paradiso e' la storia della gente, uomini e donne, di Trinità d'Agultu. Naturalmente non bastava sognare, investire, lavorare, incontrare l'Amministrazione. Bisognava cercare il consenso della politica, non bastava ottenerne le autorizzazioni. Costa Paradiso rappresentava per altro una storica opportunità per Trinità e per i comuni vicini.

Una parentesi nella storia: gli aspetti giuridici

Le aspettative altissime di chi vendeva e di chi acquistava avevano a quel punto bisogno di una forma giuridica. Per non subire la tentazione di dare giudizi sulle scelte fatte non le esporrò nemmeno. Più saggio e' aprire nei prossimi giorni uno spazio sul sito dedicato ai contributi di chi c'era, di chi ha studiato, di chi ha confrontato. Non un forum, non un dibattito, ma uno spazio sul quale convogliare riflessioni scritte. Quello spazio potrebbe indurre a degli appuntamenti a Costa Paradiso a partire già dai prossimi mesi, spazi dedicati a dibattere i temi sui quali io qui non mi soffermo: gli strumenti giuridici scelti per creare la lottizzazione, la convenzione con il Comune e i suoi sviluppi, le risposte date e negate ai molti dubbi che le scelte fatte (e quelle non fatte) provocarono, i vincoli e le opportunità legati all'identificazione della natura giudica della Comunità, l'influenza che essa ha provocato nei rapporti privatistici tra Partecipanti e in quelli di natura pubblicistica con la Pubblica Amministrazione a partire dal Comune. Temi di straordinaria complessità, risposte che sono state cercate ma non riescono a divenire oggettive, strumenti da definire finalmente e, auspicabilmente!, una volta per tutte. Pur mantenendo la determinazione a lasciare le mie opinioni personali fuori da questo racconto, non posso sottrarmi dall'osservare che, credo più per entusiasmo imprenditoriale che per superficialità o opportunismo, andarono perdute molte opportunità di creare basi giuridiche solide, o comunque meno opinabili, a Costa Paradiso. Certo, non va dimenticato che Costa Paradiso nasce in un clima legislativo instabile e si confronta al suo sorgere con una normativa tutt'altro che definita. Siamo nei giorni della legge/ponte, prima della Bucalossi e della legge Merli. Ma certo non si può dire (e lo dico consapevole di essere stato non da sempre ma da molto tempo in una posizione che mi dava ampie opportunità di intervento) che la lettura dei fatti, dei rapporti, delle norme siano stati sempre accompagnati da carattere e determinazione. In questi anni e in particolare in questi mesi si impongono scelte importanti: e' quindi opportuno creare questo spazio per i contributi provenienti dai Partecipanti; e questi contributi li valorizzeremo nelle sedi opportune, corroborati da un confronto che se resta sereno non e' solo utile ma stimolante.

 

La storia, ancora..

Ma torniamo alla nostra troppo veloce esposizione di una storia che dura ormai da mezzo secolo. Alla fine dell'estate del '69 le prime dieci sobrie ville si ergevano nello spazio brullo e vastissimo di Costa Paradiso. La "piana" era quasi senza vegetazione, le strade bianche e incomplete; le poche auto recavano la vetrofania che riproduceva il logo del sole e delle onde. C'era il sentiero per Li Cossi, e le piattaforme di cemento delle Baiette creavano per i giochi dei bambini una alternativa a Tamerici e alle Sorgenti. La "sbarra" era costantemente chiusa e si apriva per i Partecipanti e i loro ospiti. L'acqua c'era e sorgenti generose alimentavano l'acquedotto, i frigoriferi andavano a gas e lampade buffe ma rassicuranti erano montate direttamente sulle bombole. La depurazione delle acque era assicurata da fosse efficienti e scavate nel rispetto delle regole: disperdevano in un terreno assetato. Di fognatura, che la legislazione di quegli anni consentiva di evitare, si cominciò a parlare qualche anno dopo. In quegli anni coloro che avevano acquistato e continuavano ad acquistare un terreno per costruirvi (pur avendo a disposizione documentazione e planimetrie che smentivano questa bella illusione) immaginavano, istintivamente indotti a questa visione dalla natura dei luoghi, una CP di case se non isolate certo non a grappolo La modifica, percepita sul piano emotivo e non su quello razionale come ingiustificata, della tipologia costruttiva e delle volumetrie rispetto a quella degli inizi fu vissuta da noi pionieri come un tradimento (delle nostre aspettative e illusioni).

Cambia la tipologia delle costruzioni: si perdono pezzetti del sogno

Le circostanze, i tempi generosi con i coefficienti di realizzazione della volumetria per metro quadro, la vocazione del Territorio all'investimento immobiliare e non più solo al godimento personale, determinarono rapidamente un cambiamento profondo della tipologia e dell'architettura stessa delle costruzioni che andavano riempiendo la Piana e le pendici dei veloci declivi dall'interno collinoso verso il mare. Non posso non ricordare la mia insofferenza di giovanissimo innamorato di Costa Paradiso al quale venivano sottratti pezzetti di sogno. Un sogno arbitrario ma che era parso possibile. Intanto era arrivato il telefono. Il finale uno spettava a Comita e alla signora Vittoria che avevano aperto il primo negozio e per anni hanno rappresentato un punto di riferimento in una Costa Paradiso dove tutto era bellissimo ma un po' difficile. E nel '74 l'energia elettrica ! Vanamente contrastata da qualche inguaribile romantico sulla base della facile previsione che "avrebbe cambiato tutto". Noi innamorati di una certa idea di Costa Paradiso ci accingemmo tuttavia di buon grado ad acquistare lampadine ed elettrodomestici. Intanto, ormai completate le opere di urbanizzazione primaria, arrivata la luce, scavati nuovi pozzi, si imponeva il tema della fognatura, tema e dibattito che non ci avrebbero più abbandonato sino a questi giorni. L'Isvitur, che dalla Cooperativa che aveva creato Costa Paradiso aveva acquisito vastissimi spazi da edificare in quel circa 20% del Territtorio destinato alla proprietà esclusiva e vocato all'edificazione, si accingeva a sviluppare programmi di edilizia coordinata e non poteva in prossimità di questi non immaginare la realizzazione di quell'impianto di depurazione che serviva e serve una limitata porzione del Territtorio. Il fallimento Isvitur (una procedura non ancora conclusa a distanza di 24 anni) e' uno degli eventi che segneranno lo sviluppo di Costa Paradiso.

 

L'Assemblea fondante della Comunità

Guardando -ne ho da 45 anni a casa una copia scritta a mano con grafia ordinata e rotonda- il verbale dell'Assemblea fondante della Comunità, a Milano nel '69, quella che elesse il primo Consiglio di Amministrazione (così, pomposamente, si chiamava e si chiama) e' impossibile non porsi il problema della attualità del Regolamento, il nostro strumento costitutivo e legislativo. A partire dalle definizioni ma entrando nelle stesse regole sulla governance. Ripeto: lascio che in altri spazi si sviluppino contributi destinati a stimolare il dibattito ma sarebbe ipocrita non richiamare la rilevanza negli anni di alcune vicende: a partire dall'attribuzione al Comune del voto per le cariche in Assemlea. Il rapporto con il Comune, come e' normale, rappresenta uno degli snodi della vicenda reale, economica e giuridica di Costa Paradiso. Si riflette sul funzionamento stesso degli organi collegiali statutari. Basterebbe pensare alle vicende della Commissione Tecnico Artistica, organismo fondamentale per presidiare uno sviluppo rispettoso dal punto di vista edilizio ed urbanistico del Territtorio e per garantire il rispetto dell'obbligazione civilistica, del tutto autonoma rispetto a quella verso il Comune, che sorge in capo ai Partecipanti e ne costituisce una reciproca obbligazione sulla base del Regolamento. L'inadempimento di questa obbligazione e' stato in alcuni periodi ingiustificatamente garantito dal Comune e in un'epoca successiva e' apparso, di fatto, indebitamente contrastato da una parte delle Amministrazioni comunali. E' innegabile che una riflessione sul Regolamento si impone, senza tuttavia negarne l'originalità di alcune intuizioni, come quella del Collegio dei Rappresentanti. Il suo funzionamento dipende, come per tutti gli organismi, dalla qualità e determinazione delle persone, e tuttavia ne andrebbe valorizzata l'autonomia rispetto al Consiglio di Amministrazione sin dal momento della sua elezione da parte dell'Assemblea. Il "come" e' davvero difficile dirlo.

 

Costa Paradiso: una storia ancora molto da scrivere

Altri racconteranno aspetti particolari di Costa Paradiso, qualcuno ne racconterà la geografia, la botanica, le caratteristiche naturali che le hanno valso lo status di area protetta, a me che ne ho accennato la storia dispiace di aver dovuto ad un certo punto abbandonare il tono da racconto affettuoso per far spazio anche ai problemi che ne hanno caratterizzato la crescita e segnano, come e' normale, il presente di uno dei luoghi ancora oggi più affascinanti dell'intero sistema turistico italiano. Al sito il compito di valorizzare, al di la dell'attualità, la bellezza e l'estetica che vivono al di sopra delle polemiche quotidiane.