Come è nata Costa Paradiso

La memoria dei luoghi.

Il tempo scorre in modo diverso lungo questa costa, mentre gli uomini misurano gli anni, la natura misura i millenni, il granito affiora da un passato che precede qualsiasi memoria umana; il maestrale continua a modellare le rocce con la pazienza di chi non conosce fretta; i ginepri, piegati dal vento ma mai vinti, raccontano ogni giorno la forza discreta dell'adattarsi senza rinunciare alla propria natura. Intorno, il profumo del mirto, dell'elicriso, del lentisco e del cisto accompagna il lento susseguirsi delle stagioni, mentre il mare continua il dialogo che da sempre lo lega a questa costa.

Quando tutto ebbe inizio, Costa Paradiso non esisteva ancora.

Esisteva però questa terra, con il suo carattere, il suo silenzio e quell'equilibrio antico che soltanto la Sardegna sembra custodire con tanta naturalezza. Era un paesaggio che non aveva bisogno dell'uomo per essere compiuto, ma che avrebbe saputo accogliere chi fosse stato capace di comprenderlo e rispettarlo.

 

In Sardegna il rapporto con la memoria assume un significato particolare, qui il passato non è mai stato soltanto qualcosa da ricordare, ma una presenza con la quale convivere. Per secoli la storia è passata attraverso le parole degli anziani, i racconti delle famiglie, i nomi dei luoghi, i gesti tramandati di generazione in generazione. Prima ancora che nei libri, la memoria ha trovato casa nella voce delle persone e nel rispetto per ciò che era stato consegnato da chi le aveva precedute.

È forse questa una delle caratteristiche più profonde dell'identità sarda: la consapevolezza che il tempo non cancella ciò che ha valore, ma lo affida alla responsabilità di ogni nuova generazione.

Anche Costa Paradiso appartiene ormai a questa lunga storia, sessant'anni possono sembrare un tempo breve se confrontati con i millenni della Sardegna, ma sono più che sufficienti perché una comunità costruisca una propria identità. In questo tempo si sono intrecciate vite, amicizie, progetti, speranze, difficoltà condivise e momenti che, quasi senza accorgersene, sono diventati memoria collettiva.

La memoria, infatti, non dipende dalla durata del tempo, ma dall'intensità della vita che quel tempo riesce a custodire.

 

Una casa può essere costruita nell'arco di pochi mesi, una strada può essere completata in qualche anno, una comunità richiede molto di più. Nasce lentamente, attraverso le persone che la abitano, le relazioni che si costruiscono, le esperienze condivise e il senso di appartenenza che, giorno dopo giorno, trasforma un insieme di proprietari in una vera comunità.

Per questo la storia di Costa Paradiso non comincia con un atto notarile, con il tracciato della prima strada o con la costruzione della prima casa, comincia molto prima.

Comincia con questa costa, con il granito che il tempo ha scolpito, con il maestrale che ha insegnato ai ginepri a piegarsi senza spezzarsi, con il mare che da migliaia di anni continua a modellare queste rocce e a raccontare, a chi sa ascoltare, una storia molto più antica della presenza dell'uomo.

Quando, all'inizio degli anni Sessanta, alcuni uomini iniziarono a osservare questo tratto di Gallura con occhi diversi, non trovarono una terra vuota, trovarono un luogo che possedeva già una propria identità.

 

La loro intuizione non fu quella di sostituirla, ma di immaginare una comunità capace di vivere in armonia con essa, lasciando che fosse il paesaggio a suggerire il modo di costruire, di abitare e, in qualche misura, perfino di pensare.

Fu una visione che apparteneva al suo tempo e che, nello stesso periodo, trovò espressioni diverse anche in altre parti della Gallura. Mentre la Costa Smeralda si preparava a diventare uno dei simboli del turismo internazionale, lungo questo tratto di costa prendeva forma un progetto differente, più discreto ma altrettanto originale, fondato sull'idea che la bellezza del luogo dovesse essere accompagnata dal rispetto della sua natura e non dalla sua trasformazione.

Oggi conosciamo il risultato di quella intuizione, conosciamo le case che sembrano nascere dal granito, le strade che seguono il profilo della costa, i panorami che continuano a sorprendere chi arriva per la prima volta.

Molto meno conosciute sono invece le persone che resero possibile tutto questo, Ulrico Guerrieri, uno dei primi proprietari, ricordando quegli anni utilizzò una parola semplice quanto efficace: pionieri.

Non era un'espressione retorica, era il modo più autentico per descrivere donne e uomini che scelsero di vivere un'esperienza completamente nuova, quando le strade erano appena tracciate, i servizi ancora limitati e il silenzio del paesaggio faceva parte della vita quotidiana quanto il mare e il vento.

 

Erano persone provenienti da città, professioni e culture diverse, accomunate dalla sensazione di partecipare all'inizio di qualcosa che ancora non aveva una storia, ma soltanto un futuro, oggi quel futuro è diventato memoria.

Ed è proprio da quella memoria che prenderà avvio il nostro racconto, nei prossimi Quaderni incontreremo i protagonisti di quella stagione: gli uomini e le donne che immaginarono Costa Paradiso, gli architetti che ne interpretarono il paesaggio, i primi proprietari, i professionisti, gli amministratori e tutti coloro che, in modi diversi, hanno lasciato un segno nella costruzione della Comunità.

Alcuni avranno la possibilità di raccontare direttamente la propria esperienza. Altri ci parleranno attraverso i documenti che hanno lasciato, le fotografie, gli articoli, i progetti e le testimonianze di chi li ha conosciuti.

Perché una comunità continua a vivere finché qualcuno ne custodisce la memoria.

Ed è proprio questa memoria, pazientemente ricostruita attraverso documenti, racconti e testimonianze, che desideriamo consegnare alle generazioni future.