Riflessioni di Diana Lanciotti sulla lettera dell’avv. Perri

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Riflessioni di Diana Lanciotti sulla lettera dell’avv. Perri

Pubblichiamo il commento che ci ha inviato la signora Lanciotti alla lettera dell'avv. Perri.  Con queste  riflessioni di proprietari che da molto tempo sono impegnati a salvaguardare e valorizzare il territorio di Costa Paradiso, vogliamo incoraggiare un dibattito ampio e sincero a cui speriamo vogliano partecipare anche quanti fra i proprietari hanno avuto finora una posizione contraria alla linea dell'attuale CdA, e gli stessi proprietari che in questo momento hanno scelto una linea di prepotenza e sopraffazione degna del  'Far West' di cui si parla nel commento della Lanciotti.  Nel Far West, come tutti sanno, vincono quelli che sparano meglio, non i giudici e i rappresentanti della legge: è possibile che chi ha la responsabilità dell'amministrazione pubblica e del rispetto delle regole e della legalità in questo territorio  non si renda conto di questo?

 CostaParadiso 8 luglio 2020

Il  commento di Diana Lanciotti

La lettera accorata dell’avvocato Perri mi ha fatto pensare: “Ma allora gli idealisti esistono ancora!”
Una piacevole e consolatoria constatazione, nel generale imbarbarimento di quei valori che dovrebbero muovere l’essere umano e renderlo, come pretende di essere, “superiore” agli animali.
Io pure impenitente idealista, anni fa avevo creato “Uniti per Costa Paradiso”: non un’associazione, ma un’idea, un progetto in cui speravo si riconoscessero tutti coloro che sono legati a Costa Paradiso. In realtà di “unito” a Costa Paradiso c’è ben poco: qui più che in qualunque altro luogo vige la regola del “tutti contro tutti”. Cercare il famoso, auspicato e auspicabile “accordo tra le parti” si è ogni volta rivelato una chimera. Vige il “divide et impera”, come sanno bene quelli che fanno di tutto per minare anche il minimo accenno di armonia e concordia in un posto meraviglioso che pare destinato, chissà per quale castigo, a essere martoriato da guerre che, con enfasi malriposta, mi verrebbe da definire “fratricide”. Eh, sì, perché davanti a un capolavoro della natura come era e poteva essere Costa Paradiso dovremmo sentirci tutti “affratellati” dal desiderio di tutelarlo, preservarlo, rispettarlo. Non ci sono tanti posti così struggentemente belli, nel mondo. Noi siamo fortunati a esserci. Ma anche sfortunati che sia diventato il classico “covo di vipere”, dove l’egoismo e l’ottusità degli uomini impediscono di onorare il dono che la Natura ha fatto loro.
Secondo qualcuno in questo posto, che dovrebbe ispirare sentimenti di gioia e gratitudine, bisogna invece odiarsi, farsi le scarpe, pugnalarsi alle spalle, imporsi, tramare, ingannare, fregare. È così da sempre, non solo da oggi.
A volte, pensando a CP, mi viene da paragonarla a un lembo di mondo fuori dal mondo. Un Far West de noantri, dove la giustizia viene tagliata su misura, dove non v’è certezza del diritto, dove ognuno fa quel cavolino che gli pare usando la forza, la prepotenza, la furbizia, la minaccia, l’intimidazione. Sfruttando il menefreghismo se non la connivenza di chi dovrebbe vigilare. Lo Sceriffo (che non so chi potrebbe essere, ma in un Far West che si rispetti dovrebbe esserci) brilla per la sua assenza. O non c’è del tutto o se c’è forse preferisce passare il suo tempo al saloon (all’Acquafan, in spiaggia a Isola Rossa, o al Capolinea, tanto per citare i luoghi di ritrovo più frequentati) invece di occuparsi dei duelli che si svolgono sul territorio.
In questi giorni è in corso l’ennesimo (duello): in spregio alle gentili e sensatissime richieste dell’avvocato Perri e alla volontà di legalità espressa da tutti noi proprietari (incarnata da un CdA che sta lavorando per noi) sono iniziati gli scavi per la fognatura. Badate bene: non me ne frega un fico secco che a farla sia Pinco Pallino o Ponco Pallone ma, come tutti coloro che hanno investito e hanno visto il valore dei propri investimenti erodersi a causa della malgestione del territorio così ben raffigurata dall’avvocato Perri ed esacerbata da una contrapposizione che ha fatto solo danni, pretendo che tutto venga fatto seguendo le regole e le prescrizioni tecniche. Secundum legem et scientiam.
Invece c’è chi continua a condurre il gioco a forza di colpi di mano, di fantasiosi raffazzonamenti, di furbeschi escamotage, purché in spregio alla legge e al buon senso. Buon senso che direbbe, come ben rappresentato dall’avvocato Perri, di cercare una façon de vivre basata sulla collaborazione, sulla responsabilizzazione, sulla correttezza, sull’educazione (che non guasta mai, anche se spesso si tende a sottovalutarla, anche perché non significa “stare composti a tavola e salutare quando si va via”, ma è una dimensione dell’animo che tutti dovrebbero cercare e coltivare). Invece manca la volontà di dialogare e collaborare. C’è solo esercizio di “potere”, scontro e sopruso.
Ieri diversi proprietari si sono recati sul luogo degli scavi e si sono visti apostrofare in malo modo dagli operai della ditta appaltatrice.
“Voi venite qua a sfruttarci”, “Fatevi le vostre vacanze e smettetela di rompere i…”, “Noi lavoriamo onestamente, non come voi che…”, “Chiamo i carabinieri…” (per gente che ha una visione tutta sua della vita, la parola “carabiniere” evoca qualcosa da temere… ma non per onesti cittadini che cercano semplicemente di informarsi e tutelare i propri interessi), “Adesso vi fotografo”, “Ho preso la targa…”: sono solo alcune delle frasi intimidatorie che un ruspista ha rivolto ai proprietari che si informavano di ciò che accade… a casa propria! Con ogni diritto, perciò, di chiedere e ricevere spiegazioni.
Legittimo desiderio, frustrato da un atteggiamento violento, aggressivo, villano, creato e alimentato da chi suole seminar zizzania e additare i proprietari come “nemici”, nella speranza di trarne vantaggio. Ma se finora ha funzionato, non funzionerà ancora per molto.
Siamo, o dovremmo essere, tutti sulla stessa barca. E invece qualcuno pare divertirsi a farla affondare a forza di manovre azzardate. Lungi dal cercare l’intesa e la collaborazione, si vuol dimostrare a noi proprietari che non valiamo, siamo solo delle palle al piede, non abbiamo diritti ma solo doveri: di farci spennare, di accettare il degrado inflitto a questo territorio che in mani altre sarebbe uno splendore. Così come lo sarebbero altri luoghi nello stesso comune, come Isola Rossa, dove un’edificazione dettata da quella che chiamo una visione ombelicale sta distruggendo la morfologia di un territorio unico.
C’è da chiedersi come sia possibile che qua si rinnovino questi scempi. E vien da pensare che sia davvero un lembo di mondo… fuori dal mondo: un Far West de noantri.
Del resto (e apro una dolorosa parentesi): che cosa dire di un territorio ridotto a un letamaio da “Ambiente Italia”, la ditta a cui il Comune di Trinità ha appaltato per sette anni la gestione delle isole ecologiche?… Chi è qua ha visto lo sfacelo, lo schifo? Sembra che quest’inverno qualcuno abbia divelto volutamente le porte dei recinti di legno, cosicché i cinghiali potessero dare il colpo di grazia a una situazione già precaria, per attribuirne le colpe all’attuale CdA. Ma tutti sanno, o dovrebbero sapere, che il CdA  è, come tutti noi, vittima di una malgestione di altri, in quanto non ha la possibilità di incidere in un rapporto che è solo tra Comune di Trinità e Ambiente Italia. Certo che se, come auspica l’avvocato Perri, ci fossero rapporti improntati alla distensione e a un’intelligente e matura collaborazione, e le nostre istanze non fossero regolarmente prese a pesci in faccia, non saremmo ridotti così.
Ma prima o poi anche qua la “mannaia” della Giustizia (quella con la G maiuscola) si abbatterà facendo finalmente chiarezza e pulizia. La pentola sta bollendo da troppo tempo ed è in procinto di scoppiare.
È dell’agosto 2019 l’articolo del Giornale (v. https://www.dianalanciotti.it/intervista-a-diana-lanciotti-su-costa-paradiso/) in cui si palesava un interesse a livello nazionale per Costa Paradiso e i problemi che qualcuno si illude possano restare per sempre confinati e nascosti. Da giornalista, so bene che i giornalisti, una volta puntata l’attenzione su un caso “strano”, prima o poi ci tornano. Quante inchieste giornalistiche hanno sollevato il velo su questioni che si pensava di tener nascoste per sempre?
A questo punto forse dobbiamo augurarcelo invece di fare come abbiamo finora fatto, nascondendo le briciole sotto il tappeto per timore di screditare il posto che tanto amiamo.
Forse, se vogliamo salvarlo, dobbiamo accettare che… tutti sappiano.

Diana Lanciotti

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